IL CLOTHING RENTAL INDICATORE CULTURALE DEL NOLEGGIO STRUMENTALE


Il 'The New York Times' ha pubblicato ieri, 10 febbraio 2020, un articolo interessante che rivolge uno sguardo affatto superficiale alla grande diffusione del noleggio nel clothing&fashion retail market.

Ne consigliamo vivamente la lettura (https://www.nytimes.com/aponline/2020/02/10/business/ap-clothing-rentals.html) e anticipiamo un paio di concetti che sono stati capaci di colpirci.

Jennifer Hyman, CEO e co-fondatrice di Rent the Runway (società nata nel 2009 proprio per noleggiare vestiti di alta moda), afferma: "You no longer have to buy into the myth of continuous consumption and that there’s pride in wearing something as opposed to pride in owning something [...]".

Sottolinea con queste parole il grande cambiamento culturale in atto, che sostiene e farà decollare verso alte quote il business model del noleggio strumentale:"[...] è motivo di orgoglio indossare qualcosa, piuttosto che essere orgogliosi del possesso di qualcosa [...]". Ed è esattamente la forza che governa i Millennials e più giovani della Z-Generation.

Trattasi di una visione applicabile a qualsiasi altro bene e tuttavia - come ben spiega l'articolo - non priva di criticità: si tratta di ridisegnare un business model che ha da sempre visto i retailers del settore occuparsi di marketing e molto poco di servizi. L'obiettivo è sempre stato vendere e, al limite, garantire un servizio post-vendita di qualità. Ma quando un bene, un abito in questo caso, continua ad essere di proprietà di chi ne ha concesso l'utilizzo a coloro i quali lo indossano, il filo che unisce le due parti non si può e non si deve spezzare. Ecco allora che serve organizzare in modo completamente diverso la "selling proposition" che diventa una vera e propria "renting proposition". Cosa cambia? Fino a che punto una società di noleggio deve diffondere la cultura dell'utilizzo a discapito di quella del possesso, a beneficio dell'utilizzatore ovvero del cliente finale? Forse il conduttore del bene, o utilizzatore, questa cultura la vive sulla propria pelle e sta solo aspettando che dall'altra parte chi ha sempre venduto impari a noleggiare. I fornitori di beni potrebbero sentire snaturante questa nuova missione e perciò, piuttosto che imparare a farlo in autonomia, annoverano nelle modalità di vendita dei loro beni anche il servizio commerciale del noleggio garantito da società che, come Euroconsult, hanno esperienza solida nella locazione trasversale di beni anche di nicchia. Tuttavia rimane molto centrale il rapporto che vede fornitore e cliente direttamente e strettamente connessi: ecco perché quella del noleggiatore non è una mission banale, che non si limita a garantire "finanza commerciale" al cliente attraverso accordi con il fornitore. Una vera rental-company deve costruire una sinergia con i fornitori, una vera e propria collaborazione progettuale, grazie alla quale non solo il fornitore sarà consapevole di avere un partner affidabile in virtù della sua capacità di finanziare il noleggio, ma SOPRATTUTTO grazie alla capacità di metterlo in condizione di avere tutte le leve commerciali e strategiche necessarie per promuoverlo e diffonderlo.

Ad ogni modo, tornando all'articolo del 'The New York Times' che abbiamo citato all'inizio, negli U.S.A. in questo momento il solo mercato del Clothing Rental vale oggi 1 miliardo di USD e si stima ne varrà 2.5 milardi entro il 2024.

A buon intenditor...


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